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Time-worn

     

Il posacenere di Cenerentola

“Bello come l’incontro casuale di una macchina da cucire ed un ombrello su un tavolo a’anatomia.”

Isidore Ducasse

Man Ray

“Il Surrealismo può essere definito come qualunque scoperta che cambi la natura e la destinazione di un oggetto o di un fenomeno”

La Révolution Surréaliste (1924)


Meret Oppenheim

“La realtà dell’oggetto surrealista è il segno del desiderio”

Andrè Breton (1937)

Salvador Dalì

“Sono allo stesso tempo gradevoli come feticci e sgradevoli in quanto evocano una qualche castrazione.”

Alberto Giacometti

Jean Benoit

Chema Madoz

Thomass Keeley

Mustard in SS2012

Acne

Carven

Moschino

Peter Som

Viktor & Rolf Resort

Roksanda Ilincic

Kaj Franck

Voglio disegnare oggetti talmente evidenti da passare quasi inosservati.

Decanter, 1950

Decanter, 1950

Pitcher, 1954

Tumblers, 1954

Pitcher, 1953

Shot glasses, 1953

Kilta covered containers, 1948

Kilta creamer, 1953

Salt and pepper shakers, 1947

Born in Vyborg, Finland, Kaj Franck is described as the conscience of Finnish Design. He removed everything excessive in his designs, leaving only the essentials.

like a ghost.

Rodarte @ Pitti W 8

If at first it seemed perverse of Kate and Laura Mulleavy to turn their backs on the Renaissance glories of Florence in favor of an abandoned, dilapidated clothing store as the venue for the Rodarte presentation at Pitti, their decision made sense once you entered the labyrinthine space that producer Alex de Betak had customized for them with neon tubing and a huge ancient, cracked mirror. “We wanted to link the environment to what we do,” said Kate. True, the space artfully embodied Rodarte’s hermetic, sui generis personality.

Rather than Renaissance aesthetics, the Mulleavys focused on Renaissance ascetics, in particular the meditative state of heightened spirituality induced by the Fra Angelico frescoes on the walls of the monks’ cells under the Convent of San Marco. Every nook was intended to evoke those cells, in which the Rodarte gowns were suspended like serene distillations of the artist’s faded, dusty colors and delicate draperies. And a spiritual serenity was, in fact, the impression that lingered longest, perhaps because, in the past, the Mulleavys have made such an art of insinuating the barely suppressed violence of the physical world into their work.

The ten gowns were structured around a single blueprint: a sculpted torso, a long columnar skirt falling straight to the ground. The silhouette was familiar from classical art. Although Kate insisted that Hollywood couture has never been a reference for them, there was also something of the stately elegance of Adrian in this work, with an overlay of the kind of arcane, dreamlike flourishes that characterize Rodarte. A silk dress in vivid lapis blue was draped in lavender silk satin, its skirt a panel of electric blue sequins. Another dress, in dusty blue, was cross-draped with pink silk, like a couture version of Diana the Huntress. A halter-necked gown in white silk featured a torrent of white and red ruffles splitting open down its front. Hidden among the folds: molded Easter lilies, studded with pearls and crystals. The most spectacularly overwrought piece was composed of a cocoon of coppery lamé crisscrossed with huge scimitarlike feathers painted gold that floated over a skirt of white down. The whole ensemble was topped by a gold sunburst crown, one of the sculptural metal details inspired by Bernini’s Ecstasy of Saint Teresa.

Non siamo sognatori.

Non siate narcisisti e non innamoratevi dei bei momenti che stiamo passando qui. Le feste costano poco, la vera prova del loro valore sta in quello che resta il giorno dopo. Innamoratevi del lavoro duro e paziente: siamo all’inizio, non alla fine. Il nostro messaggio di fondo è: il tabù è stato violato, non viviamo nel migliore dei mondi possibili, siamo autorizzati e addirittura costretti a pensare a possibili alternative. La strada davanti a noi è lunga, e presto dovremo affrontare le questioni più difficili: non ciò che non vogliamo, ma quello che vogliamo davvero. Quale organizzazione sociale può sostituire il capitalismo? Come dovranno essere i nuovi leader? Le alternative del ventesimo secolo non hanno funzionato.

Non prendetevela con i comportamenti delle persone: il problema non sono la corruzione e l’avidità, il problema è il sistema che spinge le persone a essere corrotte. La soluzione è cambiare un sistema in cui la vita delle persone comuni non può fuonzionare senza Wall Street. Attenti non solo ai nemici, ma anche ai falsi amici che fingono di sostenerci ma sono già al lavoro per indebolire la nostra protesta. Un po’ come il caffè senza caffeina, la birra senza alcool, il gelato senza grassi: cercheranno di trasformarci in un’innocua protesta morale. Ma la ragione per cui siamo qui è che non ne possiamo più di un mondo in cui per sentirci buoni basta riciclare le lattine di Coca-Cola, dare un paio di dollari in beneficenza o comprare un cappuccino da Starbucks destinando l’1% al terzo mondo. Dopo aver esternalizzato il lavoro e la tortura, dopo che le agenzie matrimoniali hanno cominciato a esternalizzare perfino i nostri incontri sentimentali, ci rendiamo conto che per troppo tempo abbiamo permesso di esternalizzare anche il nostro impegno politico. E vogliamo riprendercelo.

Ci diranno che siamo anti-americani. Ma quando i fondamentalisti conservatori vi dicono che l’America è un paese cristiano, ricordatevi cos’è il Cristianesimo; lo Spirito Santo, la libera comunità egualitaria di credenti uniti dall’amore. Noi siamo lo Spirito Santo, mentre quelli di Wall Street sono i pagani che adorano i falsi idoli. Ci diranno che siamo violenti, che il nostro linguaggio è violento. Sì, siamo violenti, ma nel senso in cui era violento Gandhi. Siamo violenti perché vogliamo cambiare le cose, ma cos’è questa violenza puramente simbolica rispetto alla violenza che fa funzionare il sistema capitalistico globale? Ci hanno chiamato perdenti, ma i veri perdenti sono quelli di Wall Street, che sono stati salvati con miliardi di dollari presi dalle vostre tasche. Ci chiamano socialisti, ma negli Stati Uniti esiste già un socialismo per i ricchi. Vi diranno che non rispettate la proprietà privata, ma le speculazioni di Wall Street che hanno provocato la crisi del 2008 hanno cancellato più proprietà ottenute con il lavoro di quante potremmo distruggerne noi sgobbando giorno e notte.

Non siamo comunisti, se il comunismo è il sistema crollato nel 1990: e ricordate che i comunisti ancora al potere oggi dirigono il sistema capitalistico più spietato (in Cina). Se siamo comunisti lo siamo solo nel senso che abbiamo a cuore le risorse comuni - quelle della natura e della conoscenza - minacciate dal sistema. Vi diranno che state sognando, ma i sognatori credono che le cose possano andare avanti all’infinito così come sono e si accontentano di qualche ritocco. Non non siamo sognatori, siamo il risveglio da un sogno che si sta trasformando in incubo. Conosciamo tutti la scenetta dei cartoni animati: il gatto raggiunge il precipizio ma continua a camminare, come se avesse ancora la terra sotto i piedi. Comicia a cadere solo quando guarda in basso e si accorge dell’abisso. Noi ci limitiamo a ricordare ai potenti che devono guardare in basso.

Ma il cambiamento è possibile? Oggi il possibile e l’impossibile sono distribuiti in modo strano. Nel campo delle libertà personali, della scienza e della tecnologia, l’impossibile diventa sempre più possibile (o almeno così ci dicono): possiamo godere del sesso nelle sue forme più perverse, possiamo caricare interi archivi di musica e film, possiamo viaggiare nello spazio, possiamo aumentare le nostre capacità fisiche e psichiche intervenendo sul genoma, fino al sogno di ottenere l’immortalità trasformando la nostra identità in un software. Nel campo delle relazioni sociali ed economiche, invece, siamo continuamente bombardati da un “non potete”. Non potete compiere atti politici collettivi (perché inevitabilmente finiscono nel terrore totalitario), non potete restare aggrappati al vecchio stato sociale (perché fa perdere competitività e provoca la crisi economica), non potete isolarvi dal mercato globale. Forse è arrivato il  momento di invertire le coordinate di ciò che è possibile e impossibile. Magari non possiamo diventare immortali, ma è possibile avere più solidarietà e assistenza sanitaria?

A metà aprile il governo cinese ha proibito i film che parlano di viaggi nel tempo e di versioni alternative della storia, considerandoli troppo pericolosi. Noi, nell’occidente liberale, non abbiamo bisogno di questo divieto: l’ideologia esercita un potere sufficiente a impedire che le versioni alternative della storia vengano prese sul serio. Per noi è facile immaginare la fine del mondo, ma non la fine del capitalismo.

In una vecchia storiella dell’ex Germania Est, un operaio viene mandato a lavorare in Siberia. Sapendo che la sua posta sarà controllata dalla censura, dice ai suoi amici <Concordiamo un codice: se vi scriverò usando l’inchiostro blu, vorrà dire che è tutto vero, se userò l’inchiostro rosso, vorrà dire che è tutto falso>. Dopo un mese i suoi amici ricevono una lettera, scritta con l’inchiostro blu:<Qui è tutto meraviglioso: i negozi sono pieni, c’è da mangiare in abbondanza, gli appartamenti sono grandi e ben riscaldati, al cinema danno film occidentali e ci sono tante belle ragazze pronte all’avventura. L’unica cosa che manca è l’inchiostro rosso>. Non è forse questa la nostra situazione? Abbiamo tutte le libertà che vogliamo, ma ci manca l’inchiostro rosso: ci sentiamo “liberi” perché non abbiamo un linguaggio capace di esprimere la nostra mancanza di libertà.

La mancanza di inchiostro rosso significa che i termini che usiamo oggi per indicare il conflitto - guerra al terrore, democrazia e libertà, diritti umani, eccetera - sono falsi, che mistificano la nostra percezione della situazione invece di aiutarci a pensarla. Voi, qui, state dando a tutti noi l’inchiostro rosso.

Discorso integrale di Slavoj Zizek, filosofo e studioso di psicoanalisi sloveno, ai manifestanti di Occupy Wall Strett. 9 Ottobre 2011.

Anonimo
asks:
Antonellì ma sei tu?

si ma tu?? chi sei? :D